Cenni
Storici
Tratto
da "Comune di Grugliasco"

Le
origini
Incerte sono ancor oggi le origini del toponimo "Grugliasco"
(Gruglascum o anche Curliascum nel latino dei documenti
più antichi), e dunque le origini dell'insediamento
stesso. L'ipotesi più probabile è che esso
derivi dal nome personale (Currelius o Correlius ) del colono
romano cui, all'epoca della centuriazione dell'agro torinese,
ossia della sua lottizzazione ed assegnazione ai veterani
dell'esercito romano, venne forse assegnata parte di queste
terre. Tale podere avrebbe preso il nome, come in tanti
altri casi simili, dal suo proprietario: Fundus Curreliascus,
con il suffisso "asco" dovuto all'influenza della
lingua della popolazione locale, di stirpe ligure, preesistente
alla colonizzazione romana.Da tale proprietà, dunque,
si sarebbe sviluppato l'insediamento - un piccolo villaggio,
oltre ai poderi - di Grugliasco. Altri invece sostengono
che il toponimo faccia riferimento alle gru che forse un
tempo sostavano qui durante le migrazioni stagionali. Sta
di fatto, però, che la comunità di Grugliasco
scelse come simbolo araldico per il proprio stemma, attestato
per la prima volta nel 1613, proprio la gru. 
Il
ruolo degli enti Ecclesiastici
Le prime attestazioni documentarie certe riguardanti Grugliasco
non sono comunque anteriori alla metà circa dell'XI
secolo (1047), quando l'imperatore Enrico III conferma al
Capitolo canonicale del Duomo di S.Giovanni di Torino i
diritti sui beni posseduti dai canonici sin dalla fondazione
del Capitolo, avvenuta due secoli prima: fra tali beni e
diritti figurano anche la curtis di Grugliasco, con la chiesa
di S.Cassiano e la decima pagata al Capitolo dagli abitanti
della villa (villaggio). Ciò significa che possiamo
ancora retrodatare l'esistenza dell'azienda agricola dei
canonici e del villaggio all'epoca dell'istituzione del
Capitolo del Duomo, verso la metà del IX secolo.Il
villaggio di Grugliasco, quindi, si era sviluppato nel tempo
intorno al nucleo di proprietà dei canonici torinesi,
nucleo corrispondente al cuore dell'attuale abitato, accanto
alla chiesa
di S.Cassiano : un piccolo villaggio rurale, popolato
ancora nel Trecento dagli affittuari delle terre del Capitolo
e dai proprietari di una rete di piccole e piccolissime
proprietà fondiarie, che solo a partire dalla fine
del XV secolo si sarebbero diffuse anche in un habitat sparso.
Per tutto il Medioevo e ancora per parte dell'età
moderna, comunque, preminente fu la presenza fondiaria di
enti e soggetti ecclesiastici: oltre al Capitolo del Duomo,
il vescovo e poi arcivescovo torinese; S.Solutore, S.Domenico
e S.Massimo di Torino, l'abbazia di Rivalta, il monastero
di S.Benigno ed altri.
Sotto
la giurisdizione di Torino
Presto inglobata nel territorio sottoposto alla giurisdizione
diretta del comune di Torino, la comunità di Grugliasco
si sarebbe in effetti sviluppata in un rapporto di stretta
dipendenza, economica oltre che politico-istituzionale,
dalla città. Avrebbe seguito le sorti di Torino per
quanto concerne il limitato sviluppo di un'autonomia politica
ed il precoce assoggettamento alla signoria sabauda, definitivamente
sancito nel 1280 con il trattato di pace fra Tommaso III
di Savoia e Guglielmo VII di Monferrato. Successivamente,
Grugliasco sarebbe stata inclusa nel Principato (estintosi
nel 1418) dei Savoia-Acaia, il territorio che faceva capo
a Torino e che non era sottoposto al dominio diretto dei
conti, poi duchi, di Savoia. Anche le forme di autogoverno
della comunità si sarebbero sviluppate sotto il diretto
controllo e condizionamento di Torino, per il tramite del
suo vicario e del suo giudice. Altrettanto dipendente da
Torino era anche l'economia grugliaschese, prevalentemente
basata (ancora nell'Ottocento) sulla produzione agricola
e l'allevamento: dipendente come sbocco dai mercati torinesi,
e dipendente dal "monopolio" cittadino in materia
di gabelle, mulini per la macinazione del grano, pedaggi.
Nel 1619 il duca di Savoia Carlo Emanuele I avrebbe eretto
il territorio di Grugliasco a contea e lo avrebbe infeudato
alla città di Torino.
La
bealera motore di sviluppo economico
Un ruolo centrale nello sviluppo economico della comunità
ebbe comunque la creazione di un sistema di approvvigionamento
idrico a scopo di irrigazione e di forza motrice: il territorio
di Grugliasco non comprende infatti alcun corso d'acqua
naturale, e d'altro canto le attività agricole predominanti
vennero gradualmente affiancate e integrate dallo sviluppo
della protoindustria tessile e poi dell'industrializzazione
moderna. Fulcro di tale sistema sin dal XV secolo è
stata la bealera di Grugliasco, derivata dalla Dora presso
Alpignano; attraverso i territori di Rivoli e Collegno essa
raggiunge l'abitato di Grugliasco all'interno del quale
si divide in due bracci, uno diretto verso sud e l'altro
verso est.
Dall'agricoltura
all'industria
Una svolta importante nella storia della comunità
rappresentò la patente del 13 febbraio 1416, con
cui la comunità ottenne dal principe Ludovico di
Savoia-Acaia la concessione per l'apertura del canale, nonché
i diritti per la costruzione lungo il suo corso di mulini
ed opifici idraulici (gualcherie, battitoi) dietro pagamento
di un canone annuo. Tuttavia, i Grugliaschesi avrebbero
dovuto ancora attendere un ventennio circa dopo tale concessione
per poter costruire e gestire in proprio mulini da grano
e non essere più costretti a ricorrere a quelli torinesi.
La
fortificazione del borgo
La patente del 1416 faceva anche riferimento all'obbligo
della comunità di provvedere alla costruzione di
fortificazioni a difesa del borgo, e cioè del nucleo
più antico dell'abitato: per finanziare l'opera già
in precedenza a Grugliasco era stato concesso il diritto
di riscuotere in proprio la gabella del grano e del vino.
I Grugliaschesi comunque eseguirono quanto richesto solo
sul finire degli anni venti del XV secolo. In che cosa consistevano
tali fortificazioni? Il catasto del 1464 parla di un receptum
, cioè un ricetto: una cinta muraria circondata all'esterno
da un fossato, cinta che saldava, congiungendole, le mura
stesse esterne delle case del borgo. Al ricetto si accedeva
da una porta fortificata: il "Torrazzo" di cui
parlano ancora i documenti della seconda metà del
Cinquecento, anche se all'epoca la porta era ormai in disuso
essendo già da tempo stata abbattuta la cinta muraria
di difesa. Il fossato esterno, o parte dello stesso, sarebbe
sopravvissuto ben più a lungo: intorno alla metà
dell'Ottocento il Comune avrebbe venduto a lotti gli antichi
fossi, in cui si coltivavano i gelsi per la bachicoltura.
Le
tracce della Grugliasco Medioevale
Pochissime sono ormai le tracce sopravvissute del Medioevo
a Grugliasco: la Torre civica quattrocentesca, probabilmente
eretta con funzioni di avvistamento in concomitanza alle
fortificazioni; l'affresco della Madonna col Bambino in
trono affiorato dalla facciata della chiesa parrocchiale
di S.Cassiano; la cappella di S.Vito , anche se fortemente
rimaneggiata. Il tracciato della bealera di Grugliasco,
con la sua biforcazione all'interno dell'abitato nei cosiddetti
"corno superiore" e "corno inferiore",
ha rappresentato invece un elemento di lunga stabilità,
determinando lo sviluppo stesso del tessuto urbano e la
configurazione a "concentrico" del nucleo più
antico, tuttora chiaramente leggibile. Interventi di copertura
della bealera, con espansione dell'abitato e della rete
stradale, si sono difatti verificati solo a partire dalla
seconda metà dell'Ottocento. La bealera alimentava
il movimento dei diversi opifici comunali (mulini, torchio
da olio, sega da legno, battitore della canapa) ai quali,
con lo sviluppo della protoindustria della seta a partire
dalla fine del Seicento, si aggiungono numerosi opifici
privati (filatoi e filande). Solo con lo sviluppo dell'industrializzazione
della seconda metà dell'Ottocento gli impianti produttivi
si diffondono anche lungo il tratto superiore della bealera
(territorio di Collegno e area nord-occidentale del territorio
di Grugliasco). Inoltre, la bealera veniva sfruttata anche
per usi domestici (accanto ai pozzi comunali e privati),
per abbeverare gli animali e per irrigare gli orti e giardini
nel centro abitato, i beni rurali (soprattutto prati) nel
territorio circostante.
La
peste e la riorganizzazione agraria
Anche Grugliasco sarebbe stata investita dalle crisi epidemiche
di peste che si sarebbero succedute in particolare tra la
fine del XVI secolo ed il primo trentennio del XVII secolo.
Ne rimane memoria nella cappella di S.Rocco , ricostruita
quasi interamente nel 1599 come voto della Comunità
per la fine di una delle tante ondate di peste a seguito
dell'intercessione del Santo. La peste ebbe anche l'effetto
di liberare, per la morte dei proprietari, molte terre:
piccole e medie proprietà che dunque vengono di nuovo
immesse sul mercato. Tale fenomeno avrebbe contribuito a
favorire un'altra svolta importante nella storia del territorio:
la riorganizzazione agraria che coinvolse la parte orientale
del territorio comunale già a partire dalla fine
del Seicento, ma soprattutto tra Settecento ed Ottocento,
e cioè la progressiva riduzione della piccola e media
proprietà di fronte all'inquadramento delle terre
coltivate a grano, segale, miglio, granoturco, e dei prati
entro poche grandi proprietà che facevano capo all'insediamento
disperso delle cascine.
I
nuovi proprietari, le ville e le cappelle sei-settecentesche
Nasce così la rete delle ville e case padronali seicentesche
e settecentesche, con i loro giardini e cappelle private,
e le annesse cascine, che ancor oggi costellano in direzione
di Torino strada Antica di Grugliasco ( Il Quaglia , L'Astrua,
L'Armano ), strada del Gerbido ( Il Palazzo , Il Villanis
), strada del Portone ( Il Maggiordomo , Il Ducco , La Mandina
). Chi erano i nuovi proprietari, a cui si deve la costruzione
a Grugliasco di ville spesso di gran pregio? Ancora una
volta, si tratta di famiglie torinesi esponenti di una nobiltà
legata soprattutto alla corte dei principi di Savoia-Carignano
o, successivamente, di una più recente nobiltà
di funzionariato, o dell'alta borghesia: i San Martino di
Agliè, gli Armano di Gros, i Dellala di Beinasco.
A pochi chilometri da Torino e dalla sede della Corte sabauda,
queste ville rappresentavano le residenze di villeggiatura,
e le annesse cascine e terre una fonte di approvvigionamento
diretto, per queste famiglie.
Il
sistema viario immutato per secoli
La riorganizzazione del paesaggio rurale esterno all'abitato
determinò certo dei mutamenti nel sistema viario,
infittendolo. Eppure, tale sistema viario è rimasto
sostanzialmente inalterato per secoli: una raggiera di strade
che partivano dall'abitato, collegandolo sia al circostante
tessuto rurale, sia a Torino ed i vicini centri minori (Collegno,
Alpignano, Rivoli, Rivalta, Beinasco, Moncalieri). L'apertura
della strada reale Torino-Rivoli nel 1712 non avrebbe in
effetti toccato direttamente il territorio di Grugliasco,
ed anche gli interventi di fine Ottocento avrebbero rappresentato
più che altro un miglioramento di percorsi già
esistenti, senza peraltro alterare lo schema plurisecolare,
ancor oggi percepibile.
La
manifattura della seta: nascita, espansione e decadenza
Parallelamente ai cambiamenti intervenuti nell'assetto della
proprietà agraria e nello stesso paesaggio rurale,
avrebbe iniziato la sua curva ascendente a partire dal Settecento
un'altra attività importante nello sviluppo economico
locale, che si sarebbe affiancata a quella agricola: la
manifattura serica, che in Grugliasco si era sviluppata
(già a partire dalla fine del Seicento) grazie alla
sfruttabilità del corso della bealera come fonte
di energia motrice, alle eccedenze di manodopera agricola
soprattutto femminile, alla coltivazione del gelso. Installati
entro l'abitato, e concentrati lungo il ramo superiore della
bealera tra l'attuale via Cotta (l'antica Via dei Filatoi)
e la strada del Gerbido, i tre filatoi censiti nel 1787
quindici anni dopo sono già diventati 5, a 10 ruote
e con 2 filande, ed impiegano circa 500 lavoratori in buona
parte stagionali. Tuttavia, come nel caso delle aziende
rurali più grandi, delle ville e cascine sparse nel
territorio, anche la manifattura serica vede un apporto
locale assai limitato a fronte della forte dipendenza da
Torino: filande e filatoi sono difatti nelle mani, e nascono
grazie ai capitali, di banchieri torinesi quali i Gianolio,
i Cotta, i Barbaroux e Tron. La manifattura serica grugliaschese
sarebbe entrata in crisi, senza più riprendersi,
a partire dall'ultimo ventennio dell'Ottocento, a causa
di un'ondata di malattie del gelso e della guerra doganale
con la Francia: a fronte dei 4 filatoi e delle 3 filande
censiti nel 1859, che occupavano circa un terzo della popolazione,
agli inizi del Novecento sopravvive solo una filanda.
Il
novecento: la crisi agraria e la nuova industrializzazione
Al collasso di un'attività così importante
si aggiungeva la grave crisi agraria di fine secolo, che
avrebbe segnato una battuta d'arresto per un'agricoltura
che incominciava faticosamente a modernizzarsi. In questi
stessi anni, tuttavia, si ponevano le basi di un nuovo modello
di industrializzazione, proposto sin dai primi del Novecento
dalla FIAT. Già a partire dalla fine del 1800, a
controbilanciare almeno in parte gli effetti della crisi,
nel territorio di Grugliasco compare un nuovo genere di
insediamenti produttivi, diversamente localizzati non essendovi
più il vincolo della vicinanza ai corsi d'acqua.
I nuovi impianti sorgono quasi tutti nella zona nord-ovest
del territorio comunale, verso Rivoli e Collegno, in prossimità
dell'abitato o appena entro i suoi limiti. Compaiono così
nel 1871 una fabbrica di lime, sulla strada vicinale tra
la cappella di S.Giacomo e la regione di S.Maria; nel 1880
uno jutificio presso la borgata Leumann; nel 1903 la Manifattura
Piemontese Spazzole; nel 1908 la Società Italiana
per l'Amianto. Si tratta ormai di vere e proprie fabbriche,
anche se di dimensioni medie, e la loro diversificazione
settoriale fra tessile, meccanica e chimica è caratteristica
di questo periodo e dell'area torinese. Proprio l'area di
Grugliasco e Collegno costituisce nel primo decennio del
Novecento uno dei 5 poli piemontesi (con Pinerolo, Ivrea,
Alessandria e Novara) della seconda fase di industrializzazione.
Le nuove fabbriche, prima fra tutte lo Jutificio, assorbono
la manodopera espulsa dalla manifattura della seta. L'abitato
comincia ad espandersi proprio nell'area nord-ovest di insediamento
delle fabbriche, come pure nella zona del Gerbido. La popolazione
ricomincia a crescere, raggiungendo nel 1911 le 3400 unità
circa. Si entra così in una fase di grandi trasformazioni,
indotte dal coinvolgimento di Grugliasco e di tutta la cintura
industriale nel processo di espansione edilizia e produttiva
(grande industria automobilistica) dell'agglomerato torinese.
L'insediamento
delle grandi fabbriche e l'espansione dell'abitato
L'incremento dell'attività edilizia determina, soprattutto
nel corso degli anni '20 del Novecento, l'espansione di
nuclei abitativi esterni al cosiddetto "concentrico":
nell'area ad ovest e nord-ovest, lungo la strada verso Collegno;
a nord-est ed ai confini orientali con Torino nascono due
nuove borgate, rispettivamente intorno alle cascine Paradiso
ed alla cascina Lesina o Lesna. La vera grande trasformazione
economica e territoriale di Grugliasco prenderà però
avvio nel secondo dopoguerra, a ricostruzione avvenuta.
Verso la fine degli anni '50, in concomitanza al decollo
del "miracolo economico", iniziano a localizzarsi
a Grugliasco le grandi imprese del settore metalmeccanico
e dei mezzi di trasporto: Pininfarina, Bertone, Vignale,
Westinghouse, Itca, Cimat, Johannes e molte altre. Tra la
metà degli anni '50 e l'inizio degli anni '70 l'intera
area ovest registra con Beinasco e Nichelino il più
elevato grado di crescita, come numero di stabilimenti e
di addetti, di tutta la cintura torinese.
La
grande immigrazione e l'esplosione demografica
A registrare una fortissima crescita è anche la popolazione,
che dal dopoguerra agli inizi degli anni '70 si sestuplica
quasi esclusivamente per effetto dei flussi di immigrazione.
In parallelo, a partire dalla metà degli anni '50
la ripresa dell'attività edilizia assume ritmi frenetici:
intere aree ospitano nuovi impianti industriali, i nuclei
residenziali crescono "aggredendo" quasi il territorio,
molte delle antiche ville e cascine cadono in stato di abbandono,
ed ampi tratti delle bealere vengono coperti. Eppure, anche
questi nuovi ed impetuosi sviluppi non giungono a cancellare
completamente il tessuto territoriale preesistente. Il vecchio
concentrico riesce a mantenere nel complesso traccia della
sua fisionomia originaria; le integrazioni alla rete viaria,
pur se ampie, non cancellano del tutto le antiche strade,
ma in parte vi si sovrappongono; le aree comprese tra la
borgata Lesna e gli ampliamenti ad est dell'abitato sono
ancora caratterizzate da un paesaggio semi-rurale, in cui
campi e prati formano una singolare parentesi fra i tessuti
urbani.
Il
recupero del territorio ed il futuro legato all'università
Oggi Grugliasco è divenuta una cittadina di medie
dimensioni, a vocazione prevalentemente industriale e commerciale,
che vanta un buono sviluppo anche nel settore terziario.
Sono presenti industrie ad altissima tecnologia e di rilevanza
internazionale, soprattutto nel campo metalmeccanico. Da
tempo è stata inoltre avviata una politica di gestione
del territorio volta alla sostenibilità ambientale
e sociale, che punti ad uno sviluppo compatibile con le
necessità del presente, ma che nello stesso tempo
non comprometta i sistemi naturale, edificato e sociale,
per consentire alle generazioni future una migliore qualità
della vita. Il primo impulso è stato impresso dal
trasferimento in Grugliasco delle facoltà di Agraria
(1999) e di Veterinaria (2000) dell'Università di
Torino, frequentate da circa tremila studenti. Il futuro
vedrà Grugliasco impegnata nel campo culturale ed
in quello delle scienze: sono previsti difatti l'insediamento
dell'intero polo universitario scientifico torinese (ad
eccezione della Facoltà di Medicina ) e la realizzazione
di un vasto parco urbano che arricchirà varie aree
all'interno della città.
